25 gennaio 2012

Proprietari terrieri “assenti”? Ma se non possono nemmeno recarsi nelle loro terre!

Nell’articolo che segue, scritto alcuni giorni dopo il Natale per l’agenzia di news americana Catholic News Service (CNS), si parla essenzialmente della sottrazione illegale delle terre del popolo palestinese da parte di Israele sfruttando il meccanismo della cd. Legge sulle proprietà degli assenti, attraverso un vero e proprio atto di pirateria di cui gli israeliani sono dei veri e propri maestri.

Con la Legge sulle proprietà degli assenti (Absentees’ Property Law) – solo una delle infinite
armi legislative di confisca di massa con cui Israele ha sottratto e sottrae la terra di Palestina ai suoi legittimi proprietari – Israele si è appropriato dei beni dei palestinesi costretti ad allontanarsi dalle loro terre a seguito della guerra del 1948, dichiarandoli “assenti” e affidando la terra “abbandonata” ad un organismo di custodia, il quale successivamente ha provveduto a insediarvi i nuovi immigrati di religione ebraica: si stima che, sono nel periodo 1948 – 1953, 350 dei 370 nuovi insediamenti colonici siano stati costruiti su terra confiscata in base a tale legge (cfr. Wikipedia, “Israeli land and property laws”).

Legge che funziona benissimo tutt’ora nelle zone attraversate dal muro dell’apartheid israeliano, sulla base di un meccanismo semplice semplice, da volgari truffatori da quattro soldi: si prende un terreno palestinese, separato dalla residenza del suo proprietario dal percorso del muro o recinzione di “sicurezza”, si impedisce al legittimo proprietario di poter accedere alla propria terra e di coltivarla, lo si dichiara “assente” e gli si confisca il tutto.

Anche se il malcapitato – come nel caso in esame – è li, a poche centinaia di metri di distanza, a struggersi e a disperarsi per i propri beni che gli sono stati sottratti in base ad un meccanismo che solo in Israele hanno il coraggio di chiamare “legge”.

Ma, visto che parliamo di Betlemme, l’argomento dell’articolo – se vogliamo – racconta anche del trattamento che i “fratelli maggiori” ebrei riservano ai palestinesi di religione cristiana, purtroppo abbandonati sia dalla Santa Sede sia dai tanti campioni della cristianità di casa nostra, evidentemente capaci di indignarsi a comando solo su certe tematiche e non per il destino dei nostri fratelli in Terra Santa.

Perché la drammatica diminuzione del numero dei cristiani in Palestina, anno dopo anno, è causata non certo dalle persecuzioni degli islamici, quanto dalla sottrazione delle terre e delle risorse, dal sistema dei checkpoint, dall’occupazione israeliana, dalla mancanza di prospettive per il futuro che affligge le giovani generazioni.

“Ci sentiamo abbandonati dal mondo intero”, sembra quasi gridarlo uno degli agricoltori palestinesi intervistati. E purtroppo ha ragione.

Absentee landowners? West Bank landowners can’t get to their land
di Judith Sudilovsky – 30.12.2011

Betlemme, Cisgiordania. Jamal Salman stava da un lato della doppia barriera di separazione, su un terreno appartenente alla propria famiglia. Dall’altra parte delle barriere erette da Israele, solo a poche centinaia di metri di distanza ma oltre la sua portata, c’era altro terreno della famiglia con un uliveto.

A novembre, a Salman e a più di 180 proprietari terrieri di Betlemme è stato comunicato che Israele aveva posto i loro uliveti – più di 1.700 acri (1 acro è pari a circa 0,4 ettari, n.d.t.) di terreni situati oltre la barriera – sotto l’amministrazione del Custode per la Proprietà degli Assenti, considerando “assenti” i proprietari di queste terre. Si tratta dell’ultimo provvedimento prima della confisca formale.

“Io sto qui … e guardo la mia terra oltre la barriera come (proprietario) assente”, dice Salman, indicando gli alberi attraverso le recinzioni. L’ultima volta che gli è stato permesso di attraversare la barriera per coltivare il suo uliveto è stato nel 2009.

Questo 73enne sta guidando una campagna dei proprietari terrieri, per lo più cristiani, nel tentativo di evitare che venga loro confiscata ancora altra terra. Racconta che stanno pensando di impugnare la decisione di assenza davanti alla Corte Suprema israeliana.

L’espropriazione della terra qui non è storia nuova, dice Salman, cattolico ed ex sindaco di Betlemme.

Dopo che nel 2002 Israele ha costruito la barriera di separazione, agli agricoltori non è stato più permesso di attraversare la recinzione verso la valle per raggiungere i loro uliveti. A Salman sono rimaste solo 360 iarde quadrate di terra (poco meno di 330 metri quadri, n.d.t.), mentre le restanti 1.560 iarde quadrate della sua proprietà (circa 1.426 metri quadri, n.d.t.) sono state confiscate e si trovano adesso dall’altro lato della barriera, racconta.

“Questi terreni facevano guadagnare molto denaro a noi e alle nostre famiglie”, grazie all’olio d’oliva prodotto dalle olive, dice. “Da li ricavavamo anche le olive e l’olio d’oliva per noi stessi. Abbiamo perso tutto”.

Dopo che il caso degli agricoltori fu portato davanti alla Corte Suprema dall’avvocato per i diritti umani israeliano Danny Seidmann, la corte stabilì che dovevano essere costruiti dei cancelli nella serie di duplici recinzioni e che dovevano essere rilasciati ai contadini dei permessi speciali durante il periodo del raccolto, in modo da consentirgli di accedere alla loro proprietà.

Inoltre, secondo Seidmann, nel 2004 gli venne fornita da funzionari governativi un’intesa scritta secondo cui ai proprietari terrieri sarebbe stato dato l’accesso alla loro terra. Un anno dopo l’ufficio del procuratore generale dichiarò anche illegale l’utilizzo della Legge sulla Proprietà degli Assenti nei confronti dei residenti della West Bank la cui terra era situata sul lato israeliano della barriera.

Ma la realtà era diversa. I cancelli venivano aperti solo in determinati orari, e ai contadini sono stati rilasciati permessi per accedere ai loro terreni soltanto tre volte dal 2005, raccontano i proprietari.

I permessi vengono dati solo alla persona a cui la terra è registrata, tutta gente che adesso va dai sessanta agli ottant’anni. A nessun altro membro della famiglia è permesso di entrare per dare aiuto con il raccolto, dice Jallal Hanouna, 61 anni.

Secondo quanto afferma Salman, da quando Israele ha preso il controllo della Cisgiordania sottraendolo nel 1967 alla Giordania, ai Palestinesi è stato impedito di trasferire la proprietà dei beni persino ai propri figli, così che essi non potevano effettuare i passaggi di proprietà in favore dei membri più giovani della famiglia.

“Per noi è impossibile coltivare la terra da soli”, dice Salman. “Loro non permettono a nessun altro parente o membro della famiglia di aiutarci. Non ci hanno dato l’autorizzazione ad andare nei nostri terreni, e adesso sostengono di considerarci assenti dalla nostra terra, che possiamo vedere con i nostri stessi occhi. Io non sono assente, sono proprio qui”.

Un anno, quando ai contadini venne permesso di recarsi nei loro terreni, essi giunsero nella loro proprietà per scoprire che tutte le olive erano già state raccolte da qualcun altro, racconta Hanouna.

Seidmann afferma che non è chiaro se la decisione di rivendicare la terra in virtù della Legge sulla Proprietà degli Assenti è stata semplicemente un tentativo da parte del governo di tentare qualcosa di illegale durante un anno di elezioni negli Usa, quando l’attenzione negli Stati Uniti è rivolta altrove, o se essa è divenuta una politica del governo.

L’Amministrazione civile israeliana, competente per il rilascio dei permessi, non ha risposto alla richiesta di un commento.

Hanouna afferma che la terra non solo rappresenta il loro futuro in termini di reddito derivante dalla raccolta delle olive, ma simboleggia anche la loro capacità di offrire un futuro ai loro figli a Betlemme. Altri appezzamenti di terra minacciati sono gli ultimi terreni rimasti dove la città - e in particolare i residenti di religione cristiana - può espandersi, dal momento che Betlemme è circondata da tutti gli altri lati da insediamenti israeliani, ha detto.

“Ci sentiamo abbandonati dal mondo intero. Noi siamo tutti cristiani. Questa è al 99% terra cristiana”, dice Hanouna. “Questa terra era la speranza per i Cristiani, per i nostri figli, di espandersi. Questo è tutto ciò che possediamo”.

Se non c’è spazio perché i nostri figli costruiscano le loro case, l’esodo dei giovani dalla città continuerà ed aumenterà, dal momento che cercano di farsi la loro vita da qualche parte dove non si sentano imprigionati, ha affermato.

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19 gennaio 2012

Diplomatici Ue: necessario dividere Gerusalemme

Gli inviati della Ue presso l’Autorità palestinese già da tempo hanno preparato un rapporto che contiene alcune prime, e molto parziali, misure da adottare per cercare di frenare l’inarrestabile espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania e a Gerusalemme est.

Tali misure prevederebbero tra l’altro, secondo quanto riportato da Ynet, l’inserimento dei coloni violenti in una “lista nera” e il divieto di intrattenere rapporti economici con aziende israeliane aventi sede o operanti a Gerusalemme est.

Ma, soprattutto, i diplomatici Ue esprimono la loro preoccupazione che la continua espansione delle colonie israeliane impedisca di conseguire la soluzione a due stati del conflitto israelo-palestinese, e sottolineano come una pace durature presupponga la necessità di dividere Gerusalemme.

Sarebbe un buon inizio, se solo i Paesi membri della Ue si decidessero ad adottare le misure proposte dal documento…

Inviati europei: inserire i coloni israeliani in una lista nera

Gli inviati europei redigono un duro rapporto che mira a fare pressioni affinchè Israele cambi politica in Cisgiordania e chiede che i coloni violenti vengano iuseriti in una “lista nera” e che Gerusalemme venga divisa.

di Elior Levy – 18.1.2012

L’Europa dichiara guerra ai coloni? I capi delle delegazioni dell’Unione europea presso l’Autorità palestinese hanno elaborato un documento contenente dure raccomandazioni allo scopo di rafforzare il controllo dell’Autorità palestinese su Gerusalemme est e di premere su Israele affinché modifichi le sue politiche in Cisgiordania.

Il severo documento, le cui parti essenziali vengono pubblicate per la prima volta, è stato acquisito da Ynet.

Le raccomandazioni includono la preparazione di una “lista nera” di coloni considerati violenti, al fine di poter valutare successivamente la possibilità di vietarne l’ingresso nell’Unione europea. Il documento chiede anche di incoraggiare una maggiore attività e rappresentanza dell’Olp a Gerusalemme est.

Il rapporto, inoltre, raccomanda alle maggiori autorità Ue in visita a Gerusalemme est di astenersi dal farsi scortare da rappresentanti ufficiali israeliani o da personale della sicurezza.

“Gerusalemme deve essere divisa”

I funzionari, inoltre, sono sollecitati a dare disposizioni alle aziende turistiche europee di astenersi dal fornire supporto alle imprese israeliane situate a Gerusalemme est e ad accrescere la consapevolezza dell’opinione pubblica europea sui prodotti israeliani che provengono dagli insediamenti o da Gerusalemme est.

Un diplomatico occidentale ha detto a Ynet che gli europei sono ben consapevoli delle implicazioni di queste ultime raccomandazioni. Egli ha anche espresso la speranza che il documento incoraggi la Ue a intraprendere iniziative concrete per porre fine all’espansione degli insediamenti colonici, ivi compresa una legislazione che vieti le transazioni finanziarie che riguardano la costruzione delle colonie.

Un documento redatto dai capi delegazione esprime preoccupazione per l’aumento dell’attività edilizia israeliana a Gerusalemme est, che secondo gli inviati europei compromette la possibilità di raggiungere la soluzione a due stati. Senza la divisione di Gerusalemme, che dovrebbe fungere da capitale sia per Israele sia per la Palestina, sarebbe impossibile assicurare una pace durevole, hanno scritto gli inviati europei. (…)

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9 gennaio 2012

Conferenze e incontri di Mazin Qumsiyeh in Italia

Il professor Mazin Qumsiyeh, docente presso le università di Betlemme e di Birzeit, presidente del Palestinian Center for Rapprochment Between People e coordinatore del Popular Committee against the Wall and Settlements, sarà in Italia per un giro di incontri e conferenze.

UDINE, martedì 10 gennaio, ore 20:30-22:30, “Sala Ajace” al centro della città - Conferenza pubblica a seguito della inaugurazione di una mostra fotografica sul problema dell'acqua in Palestina sul tema “La resistenza popolare palestinese non violenta”. Contatto: edment@alice.it

TRIESTE, mercoledì 11 gennaio, ore 17:00 Conferenza pubblica nella sala "Narodni dom" dell'Università di Trieste sul tema: "La Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico & Culturale di Israele". Contatto: mauro.minni@virgilio.it

MILANO, lunedì 16 gennaio, ore 20:30-20:40, Casa della Cultura, via Borgogna 3, Milano -Conferenza pubblica: "La Resistenza Popolare contro l'Apartheid - Un percorso per il futuro in Palestina." Contatto: francesco.stevanato@gmail.com

GENOVA, martedì 17 gennaio, pomeriggio, informal meeting

GENOVA, martedì 17 gennaio, ore 17:30-20:00, Conferenza pubblica a Palazzo Tursi in via Garibaldi, 9. Contatto: Angelo Cifatte, linea fissa +39 010.5701274

Vedi anche www.qumsiyeh.org/upcomingevents.

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